La lasagna classica è già un capolavoro. Ma il pasticcio di lasagne è un’altra cosa. È la versione ricca, piena, quasi barocca, quella che prepari quando vuoi che i tuoi ospiti restino a bocca aperta. Non si tratta di alternare strati di pasta, ragù e besciamella.
Si tratta di aggiungere polpettine, uova sode, salsiccia, formaggi, e a volte persino il prosciutto. È un piatto che viene dal Sud, dove ogni famiglia ha la sua variante, e dove la Pasqua è l’occasione giusta per tirarlo fuori.
L’ho assaggiato per la prima volta in Puglia, in una masseria. La cuoca lo aveva preparato il giorno prima e l’aveva infornato al momento. Quando ha tagliato la prima fetta, il formaggio filava per dieci centimetri. Il silenzio in tavola era rotto solo dai cucchiai che affondavano nel piatto.
La base è la stessa della lasagna: sfoglia all’uovo, ragù, besciamella. Ma poi si aggiungono gli extra. Le polpettine, piccole, fritte o al forno. Le uova sode, tagliate a spicchi. La salsiccia, sbriciolata e rosolata. E il formaggio: provolone piccante, mozzarella, parmigiano. Non c’è una ricetta unica, ma l’equilibrio sta nelle proporzioni. Troppa roba e il pasticcio diventa un miscuglio senza identità. Troppa poca e non si capisce la differenza con la lasagna normale.
Ingredienti:
Si prepara il ragù e la besciamella. Si lessano le uova, si sbucciano e si tagliano a spicchi. Si rosola la salsiccia e si cuociono le polpettine. In una teglia alta, imburrata, si stende uno strato di besciamella. Poi uno di pasta, uno di ragù, uno di besciamella, e poi si distribuiscono salsiccia, polpettine, uova sode, provolone e mozzarella.
Si spolvera con parmigiano. Si ripete fino a esaurimento degli ingredienti, terminando con besciamella e parmigiano. Infornare a 180 gradi per 30-35 minuti, finché la superficie è dorata e croccante. Lasciare riposare almeno 15 minuti prima di tagliare. Il pasticcio deve compattarsi, altrimenti si sfalda. Il primo taglio è un momento solenne. E quando lo porti in tavola, dimenticati di ricevere complimenti: saranno troppo impegnati a mangiare per parlare.
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