La chiamano così, con un sorriso amaro, quella pasta che si fa quando non c’è niente in frigo. Unta d’olio, aglio, prezzemolo, tonno di scatola.
Per anni l’ho considerata un ripiego, buona solo per le cene da soli. Poi un giorno ho pensato: e se invece del solito filo d’olio ci mettessi una noce di burro? Sembra una piccola eresia, e invece è la svolta. Il burro si scioglie, avvolge il tonno, lo rende cremoso. La pasta diventa vellutata, quasi elegante.
Non è più la cena del cornuto, è la versione 2.0. Quella che porti in tavola anche con gli ospiti, senza vergogna.
Pochi, ma scelti bene. Il tonno va preso sott’olio, di buona qualità, perché il sapore si sente. Il burro, meglio se di alpeggio, deve essere fresco e morbido. Il limone non va dimenticato: la sua acidità taglia la dolcezza del burro e pulisce il palato. Il prezzemolo fresco, tritato al momento, completa.
Gli ingredienti che ci serviranno, dunque, sono solo i seguenti:
Cuocere gli spaghetti in abbondante acqua salata. Nel frattempo, in una padella larga, sciogliere il burro a fuoco dolce. Aggiungere il tonno sgocciolato e sbriciolarlo con una forchetta, lasciarlo insaporire un minuto senza farlo seccare. Scolare la pasta al dente, trasferirla nella padella con il tonno e il burro. Mantecare a fiamma viva, aggiungendo un mestolo di acqua di cottura per creare una crema.
Spegnere, aggiungere il prezzemolo tritato e la scorza di limone, mescolare e impiattare con una macinata di pepe nero. La cremina che si forma è l’anima del piatto: avvolge gli spaghetti, li fa brillare. Non è più la pasta della disperazione. È la pasta che fai anche quando hai voglia di qualcosa di buono, senza passare ore ai fornelli. E il cornuto, stavolta, è chi non l’ha ancora provata.
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